domenica, 16 marzo 2008

 

Soundon: i suoni in testa di ieri

Mi sono appena svegliata e aprendo gli occhi [buonasera mondo] accolto la mia piccola. sottile malinconia. Vorrei fosse ancora ieri. Energia.

Ieri la prima dancehall al Cloro Rosso, l'incontro con facce, volti, anime. Gli abbracci e ridere sguaiati, strette di mano e sorrisi leggerissimi, tuzzi di birra e pogo violento e poi ancora raccontarsi morbidi su onde reggae e streingersi attorno alla sola voglia. una. la stessa per tutti. Stimolarsi e rinnovarsi e ritrovarsi e toccarsi e comunicare. Emozione. Quel sano desiderio di condividere e lasciarsi un attimo alle spalle tutta la fatica di una vita quotidiana che deprime. Ritrovarsi a camminare e mezzo metro da terra a sentirmi intimi e parlarsi a due centimetri dagli occhi con la gente e sorridere, empatizzare, lasciarsi andare. Ritrovare gli amici di un tempo e costruire nuovi rapporti e riconfermarti incantata. custode di quella brama di stupirti che ti consente di restare incontaminato. nonostante l'inserimento sociale quasi obbligato (lavoro, casa, debiti, tirare a campare), restare TE. non perderti di vista.

Ho trascorso forse uno dei giorni più belli degli ultimi tre anni. Bello perchè pieno, denso denso di conferme e stimoli e fucilate d'amore inaspettato sparate dritto in petto. Bello perchè carico di una energia stile red bull che poco ci mette a farti ritrovare davvero con le ali. Bello perchè trascorso con le persone giuste nel modo giusto nel momento giusto e questo è un miracolo che non capita spesso. Bello perchè sostenuto da grandi e piccini e mamme e ragazzi che hanno forza e voglia e come da tanto non si vedeva fanno gruppo, fanno vera società. Bello perchè ha portato frutti. in tutti i sensi, in tutti i campi. Bello perchè c'ero ed ero io e intorno avevo un calore. lo stesso calore che mi appartiene e che è motore del mio mondo.

Quando attraversi un momento di malessere talmente forte da inebetirti e svuotarti hai una sola paura poi, quella di non poter mai più provare le stesse emozioni. quella di non riuscire più ad avere forti emozioni. di non ridere come un tempo e come un tempo viverti.

Quando poi arriva una smentita come questa e senti andrenalina e il cuore che pompa e passi per caso di corsa davanti a un vetro riflettente mentre addetta al bar vai per prendere una birra incastrandoti con una bellissima anima riccia dal collo imputtanato (dal pogo della sera prima) che non rinuncia a ballare su onde reggae collaboratrice del giorno e. e di corsa vedi la tua faccia. proprio FACCIA. lì stampata sul vetro allargata e allagata in un sorriso. SORRISO. Quando questo accade. Allora si, capisci che non è tutto vano quello in cui hai creduto. Capisci che hai un mondo da mordere con gli interessi e che meglio mille tradimenti da metabolizzare che l'aver rinunciato a crederci nei tuoi ideali.

Quando poi.

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In quel sorriso c'è tutta me. e con il sorriso si allarga e allaga il cuore.

e io sono Felice

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[grazie belliiii! il cloro rosso ti mette le aliiiiiii!e io vi abbraccio forte forte come ieri]

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categoria:taranto sociale, che vuoi che sia, vita che prendo, cosa sai di me, non mi manca nulla, schiaffi felici alla carne, a-le-gria
martedì, 04 luglio 2006
 
Ci sono storie che pretendono semplicità.
Pochi giri e giochi di parole. Zero metafore. Qualche dolce allusione.
Ci sono vite che richiedono chiarezza.
Oggi parlo io.
 
In terra nella mia terra.
 
 
La mia città muore.
Usurpata e abbandonata e maltrattata. Si spegne.
Questo altro non vuole essere che l’ennesimo grido sociale.
 
 
[Dicono i posse: scateniamo tempesta ma preferiamo il sole]
 
 
Sento forte le origini.
Vivo di sole e mare. Di salsedine e Storia.
Di multietnie e contaminazioni millenarie.
Di un dialetto testimone della possibilità di vivere le differenze e farle proprie.
Di una necropoli greca resa città nuova.
Di una città vecchia calda di colonne doriche e basiliche medievali e ricordi barocchi.
Di case antiche che parlano. Affreschi e simboli fallici a ricordare potenze passate.
Di Leggende d’ ogni tempo a rincorrersi.
Di Storie di santi e anelli. Di dame e ribellioni. Di divinità e mare.
Storie di colonialismi e occupazioni e devastazioni.
Storie di saccheggi. Di violenze e di moderni bombardamenti.
Di Garibaldini e fascismi e resistenze.
Di nonna che corre senza una scarpa. Di nonno che se la sposa.
Di case crollate e pane nero. Storie di scelte obbligate.
Di ignoranze che insegnano.
Di aristocrazie assassine.
Di rabbie per impianto siderurgico e marina militare e basi NATO ad ucciderci i sogni.
Di un lento ritorno alla semplice essenza della mia terra.
Di un lento risalire a galla la voce del popolo.
 
La mia città muore.
Intanto stringiamo mani ai pescatori giù alla marina
Agli operai stanchi che diminuiscono ogni giorno per incidenti e morti sul lavoro.
Agli abitanti delle periferie che si ammalano respirando polveri rosse tossiche.
Ai bambini che ancora giocano ed è presto per soffrire.
 
Il nostro è un urlo che cresce.
Ci hanno indotti al vile silenzio e ora è tempo di riscatti.
Ci hanno relegati in un angolo di mondo che non riconosciamo.
Violenza. Malavita. Imposizioni. Disoccupazione. Povertà e desolazione.
 
Noi abbiamo cultura. Calore. Passione e mare.
 
Questo grigio non ci appartiene. Questo fumo nero che copre il cielo.
Questo vuoto che ingloba tutto. Questo silenzio che cala.
Abusi. Su abusi. Su abusi.
 
Noi ci siamo.
Il risveglio è evidente.
Ritorniamo a riappropriarci ognuno a suo modo degli spazi.
Vivi.
 
Contro la coscienza che urla non c’è nulla che tenga.
 
Avete avuto anni.
Adesso tocca noi.
Piano dal basso tutto si muove.
E smuove.
 
In giro per le strade a portare conoscenza.
Mostrare le vie d’uscita.
Uniti nello scopo e questo vale.
 
Comitati di quartiere
Nuovo sound tarantino
:Alternativa_mente:
Cooperativa owen
E poi noi.
E poi io. Gli altri. I singoli.
I trasfertisti. I silenziosi che fanno senza dire.
I lontani ma sempre presenti.
I tifosi. I poveri e resistenti.
 
A bramare e diffondere il valore della terra.
Senza raccontare favole.
Trasmettendo amore.
Senza distinzioni. Senza muri alle intenzioni.
Semplicemente tarantini.
A trasmettere il senso del futuro ai bambini.
Ad insegnare che lavoro non è solo ILVA e acciaio in lavorazione.
A trasmettere il senso della bellezza della città dei due mari.
A ricordare che della Puglia non siamo lo scarto Non dobbiamo abbandonarci e morire.
A non fermarsi anche quando il resto intorno ci ricorda ridendo che a nulla vale.
Manifestare. Scendere in piazza.
Coltivare e rinforzare la coscienza sociale.
I presidi. Nuove idee in movimento a rilanciare.
 
Non ci sto.
Non riesco a pensare che la rassegnazione sia la scelta giusta.
Nel nostro piccolo c’è già la capacità di rivoluzionare.
Una mente alla volta di portare avanti il concetto di risalita e giustizia sociale.
Di ritornare a crederci e di iniziare a trasformare la rabbia accumulata e il silenzio sofferto
In idee ed energia da lasciar scorre. Scivolare.
Nelle strade tra la gente.
 
Ritornare a galla.
Respirare.
Respirare.
Respirare.
 
 
 
 

[LA LEGGENDA DELLA BELLA SKUME

 

Il castello Aragonese, così come lo vediamo oggi, è privo del torrione Monacella,

 abbattuto nel 1844. Nei pressi di questa torre nacque la leggenda della bella Skume.

Il popolo racconta che un pescatore volle vendicarsi della propria moglie e,

credendola infedele, la condusse con la sua imbarcazione in alto mare e qui la abbandonò,

in balia delle onde. La donna però miracolosamente non annegò.

Sopravvisse, salvata dalle Sirene che ebbero pietà di lei.

Divento così anch'ella una Sirena e prese il nome di Skume (Spuma del mare).

Il marito, tormentato dal rimorso e dalla nostalgia,

tornò sul luogo del crimine e, ritrovata Skume sana e salva, la riportò a casa.
Questo racconto tradizionale, un tempo molto diffuso tra gli abitanti della Città Vecchia,

è oggi praticamente sconosciuto ai più.

Solo i pescatori anziani lo ricordano, perchè narrato loro quando erano fanciulli.]

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lunedì, 03 luglio 2006

fido guido - Intro

[in foto noccia writer]

soundon - FidoGuido/TerraDiConquista 

 


 

[domani parlo io]

 

 

 

 

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