sabato, 12 settembre 2009

[scatto di maria luigia semeraro]

[Le streghe sono dolci quando sanno di potersi fidare. Raccolgono erbe e regalano carezze lievi lievi quasi come solleticanti folate di vento quando sanno di potersi fidare. Si lasciano guardare e spesso sorridono rumorose e a denti scoperti quando sanno di potersi fidare.

Quando sanno di potersi fidare.

Il rogo è sempre in agguato dietro ogni albero maestro o cespuglio o tana malnascosta. Le streghe lo sanno ma sono scalte e furbe come gatte e non si lasciano stanare.

A volte poi, poi tutto muta...]

[Me. Mutevole. MutevolMente]

Sono figlia di un pericolo acerbo che domina l'aria. La riempie. Saturandola. Il cinismo è alle porte e mi trova indebolita e un po' tremante. Nei momenti come questi le streghe cedono. Gli inquisitori inneggiano alle loro sublimi capacità. Talmente piccoli nel loro universo da cartolina da non sospettare. Capire. Da non sentire [sentire? parola sconosciuta per le loro orecchie ovattate] che lo smacco altro non è dovuto che a un dolore attaccato alle viscere.

[Me]

Si rischia ancora una caduta poco elegante da questa corda tesa sull'universo deforme. Io sono forte. Me l'hai detto anche tu, per poi dimenticarmi.

...e la dimenticanza che strage di Fate&Sogni ha portato in questa vita che prendo. Undolore talmente devastante da rendermi preda da stanare. Ma. Stanata. Ancora.

NO

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venerdì, 26 settembre 2008

Ci vorrebbero dei bastoncini di cannella dei desideri. Da immergere nell’alcool che divori per realizzare i sogni. Ogni sorso che butti giù veloce e forse anche senza respirare dovrebbe contenere il succo di un desiderio e la cannella improvvisamente trasformarsi in bacchetta magica e davanti agli occhi materializzarsi esattamente ciò che chiedi. Poco importa si tratti di un cappello nuovo molto trash. Di un uccellino muto. Di un pesce giocoliere. Di un uomo o di un corpo da far tremare foglie e terra e maschi in zona.

Viviamo costantemente aggrappati all’idea del desiderabile. Desiderato.

Il gatto esplora esattamente ogni giorno alle stesse ore nello stesso modo la cucina cercando di acquietare il palato. Incurante del cibo che straborda dalla ciotola.

Allo stesso modo io.

Non mi vedrete annusare l’aria passeggiando a quattro zampe tra fornelli e rimasugli di cibo. Il senso non cambia.

Alla ricerca. Sono disperatamente e dannosamente alla ricerca dell’elemento giusto a saziare la fame di emozione che mi porto dietro.

Attaccata ferocemente alle occhiaie. Alle occhiate. Anche agli occhi.

Convivo con una irrequietezza a tratti invalidante. Ma anche no.

Capita che stimoli e nuove azioni e reazioni sconvolgano il sistema vitale cui appartengo.

In quei momenti radi mi prende la voglia di scrivere una favola. Di quelle con tanto di principesse e draghi e castelli e principi e fate svolazzanti che cospargono polvere magica e regalano gioie improvvise talmente intense da rendere il resto della vita meraviglioso solo per il fatto di poterne tenere il ricordo. Pronto. Vivido. Sempre lì. Che vive per il gusto di essere richiamato alla memoria nei momenti più impensabili. Forse anche durante una scopata e non e’ detto sia un male.

Mi rendo poi conto che sono così poco delicata da correre il rischio di rendere una favola la base per un’orgia imprevista di sensi e corpi e parole e allora ridimensiono la voglia e prendo a raccontare per quello che sono.

A saperlo.

A saperlo

A saperlo. Cosa. Sono. Io.

 

Ho la mente maldestra. Poco portata a ragionamenti lucidi e alla capacità di vedere. Assorbire. Chiamare le cose con il loro nome. Sono propensa a restare nella nicchia calda di un mondo parallelo che viaggia perfettamente in linea con quello reale. In apparenza. In apparenza si.

Basta parlare con me poco più di sette minuti e mezzo e viene fuori un vuoto che disorienta gli altri.

Sono sicura che il più delle volte chi si confronta con me ritorna a casa pensando di aver sbagliato tutto sul mio conto. Frullano nelle menti idee del tipo credevo fosse cosi interessante e invece non mette due parole di senso compiuto e valide in fila. Cazzoèunafottutastupida!

Vero. Lo ammetto. Sono questo. In apparenza. In apparenza si.

Il fatto è che non so parlare. Non ho grande cultura. Non so dove si trova Lucca e tantomeno risolvere un’equazione. Difficilmente affronto argomenti filosofico-morali standard traendo conclusioni e appoggiando Kant piuttosto che Freud.

Conosco solo i motori. Mi appassiona il loro rombare. Dominare. Dare vita.

Quelli che più mi appassionano sono l’Amore. La passione. I sogni. Il rimanere fedeli a se stessi. L’incanto. La rabbia.

Vivo di emozione io. Di scatti al centro dello stomaco. Di impulsi nervosi. Di solletico al cervello che arriva per un niente. Per una storia. Per uno sguardo. Anche per un silenzio pieno.

Il resto e’ noia. Aria classica che sono stanca di respirare.

Chiedimi di farti sognare allora si. Allora. Allora si. Ti porto con me. In questo universo nascosto che sa di chimiche che si incontrano per non lasciarsi ritrovandosi al sole strette. Attorcigliate. Indispensabili componenti di una melodia sola.

Ho raccolto mille volti e le ho nascoste dentro me. Sarei capace di associare ad ogni faccia un ricordo che ti schizzi in faccia veloce per scaldarti. Scaldarti con un movimento che lei fece in quel momento in cui. Le parole che disse in quella notte che. il sorriso che lui regalò a quella donna mentre. Il modo in cui versò nel giorno del.

A cosa serve divagare quando si è capaci solo di nutrirsi di una sommaria sopravvivenza?

Cosa conta quante cose conosci? Esistono già cosi tanti dizionari enciclopedici che spiegano tutto.

Rendendo sterile anche un papavero nel descriverlo attraverso tecnicismi vari.

Voglio sapere del colore che ha. Di quanto è intenso il suo rosso. Di cosa ti esplode dentro quando te lo ritrovi solo in una stradina di campagna tra le sterpaglie. Re indiscusso umile a mischiarsi al resto. Voglio questo. Voglio visioni e idee non preconfezionate. Sono affamata di emozionali sensazioni. Si sensazioni emozionanti. Di.

Poco conta se resto stupida agli occhi di tanti. Poco conta.

La verità è un’idea soggettiva. Come tante. Tra tante. Non mi sfiora neanche.

 

vomitato in fili di parole da: cabram mentre scoccavano le 10:07 | Permalink | commenti
categoria:relativismi, che vuoi che sia, cosa sai di me, sono un barattolo ermetico, macinando pensieri
martedì, 18 dicembre 2007

[come particelle indefinite creano relativismi in coscienze operose ]

tum.tum.bum.bum

quello è il rumore

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