
[scatto di maria luigia semeraro]
[Le streghe sono dolci quando sanno di potersi fidare. Raccolgono erbe e regalano carezze lievi lievi quasi come solleticanti folate di vento quando sanno di potersi fidare. Si lasciano guardare e spesso sorridono rumorose e a denti scoperti quando sanno di potersi fidare.
Quando sanno di potersi fidare.
Il rogo è sempre in agguato dietro ogni albero maestro o cespuglio o tana malnascosta. Le streghe lo sanno ma sono scalte e furbe come gatte e non si lasciano stanare.
A volte poi, poi tutto muta...]
[Me. Mutevole. MutevolMente]
Sono figlia di un pericolo acerbo che domina l'aria. La riempie. Saturandola. Il cinismo è alle porte e mi trova indebolita e un po' tremante. Nei momenti come questi le streghe cedono. Gli inquisitori inneggiano alle loro sublimi capacità. Talmente piccoli nel loro universo da cartolina da non sospettare. Capire. Da non sentire [sentire? parola sconosciuta per le loro orecchie ovattate] che lo smacco altro non è dovuto che a un dolore attaccato alle viscere.
[Me]
Si rischia ancora una caduta poco elegante da questa corda tesa sull'universo deforme. Io sono forte. Me l'hai detto anche tu, per poi dimenticarmi.
...e la dimenticanza che strage di Fate&Sogni ha portato in questa vita che prendo. Undolore talmente devastante da rendermi preda da stanare. Ma. Stanata. Ancora.
NO
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categoria:intimismi, relativismi, me sfatta e silenzi, vita che prendo, cosa sai di me, schiaffi felici alla carne, come ti conservo le favole, rido piangendo o viceversa, macinando pensieri





