mercoledì, 16 aprile 2008

countdown

ho trovato in una scatola che non ricordavo più di avere dei floppy a cui tanto mi piaceva far scattare  la molla in cui ho raccolto tanti. tanti. tantissimi pezzi di me.

amo le scatole. il gusto dell'aprirle, sopra ogni cosa. le amo perché hanno sempre il gusto della sorpresa e della scoperta. per quanto sia tu a riempirle.

allo stesso modo sei tu a non ricordarne il contenuto. azzerando.

questo sa di magia

quando ho preso la scatola tra la mani scuotendola ho ricordato di averla usata in un giorno di ottobre come chiusura di un ciclo devastante. della vita.

ho aspettato un po' prima di aprirla. come ho fatto con un libro. come faccio ogni volta che ho da affrontare e  scoprire qualcosa che so mi farà tremare. Per un momento ho anche temuto potesse diventare un saltamartino pronto a spaventarmi, mostrandomi un contenuto inaspettato, ma non è stato cosi. Ho aperto la scatola e dentro c'ero io. quella me di allora. di un fine 2003 che ha portato tutto verso lo sfacelo e allo stesso tempo resta il ciclo più bello che ho vissuto.

i testi dei pezzi che non ho mai musicato. gli scatti biondi della mia naturale essenza che non ho mai accettato. io. come il mio corpo. cosi diversi da quello che dentro sento. le storie. la storia. i primi abbozzi di lyberty mode e la sceneggiatura incompleta che dario, il regista romano, che forse ancora c'è non ha mai ricevuto. ho trovato uno scatto di me prima di una manifestazione, con nikotina e cesko e anche simona, quando ancora credeve potesse meritare il mio amore. gli scatti della me post anoressia, con la cresta un po' ricresciuta e quella coda lunga. gli scatti con sammy, del lavoro dal fotografo mentre rifilo scatti e monto filmati nera da morire. dentro e fuori. e scatti non visibili ma riaffiorati alla mente di marynga. l'unica che sa chi sono io, davvero. e delle cazzate assieme. del camminare per strada alle tre del mattino io e lei e sentirci intoccabili, come thelma&louise e di Ameliè visto da fumate che ha tutto un altro sapore e il non riuscire a smettere di ridere incantate e dirci che meraviglia. delle lotte e degli scontri. dei pugni nello stomaco durante le manifestazioni. di Orsa e del poco che mi ha lasciato che a me sembrava cosi tanto, allora. dell'essere cosi distrutti dal non essersi nemmeno un po' capiti. di grandi discorsi che rivissuti ora sono cosi piccoli. piccoli da confondersi alle formiche. di peppone e della mancanza che ancora ne sento, del tanto che conservo di lui e che non vorrei mai perdere. del bastarsi con uno sguardo o un quadro condiviso o un'attenzione, come quella che mi ha riempita per giorni, di mettere una luce sul tavolo per farmi disegnare meglio prima che passi l'ispirazione, nel momento esatto in cui tutti erano presi a far altro, anche lui e mi sentivo fuori da quello spazio vitale. lontana lontana. Scatti interni di daniele e delle collette e delle birre condivise e corse a piedi nudi in piazza sulle cicche ancora accese e il vino la sera il perdermi piuttosto che affrontarmi e Stè e l'aver creduto di poter essere finalmente indispensabile e. e.

"...conserviamo per tutti un rancore che ha l'odore del sangue rappreso. quel che allora chiamammo dolore è soltanto un discorso sospeso"

rancori e sangue e dolore sono poi stati chiusi lì e anche adesso non ritornano come fantasmi a perseguitarmi, a volte c'è solo la leggera malinconia di gorni vissuti andando a mille, della mia incoscienza fottutta, della forza che avevo.  che perdo e ritrovo e riperdo e ora un po' manca.

un salto

è stato un salto

e la scatola l'ho svuotata

ho metabolizzato il passato riabbracciando quella me. tenendola con me oggi, ritornando a lavorare su quei testi e sorridendo con Fatina dei miei capelli biondi e ristabilendo contatti con Stè e ricucendomi addosso quella capacità di allora di sentirsi invincibili.

e riconoscendo la stessa malinconia di allora, la stessa essenza alla ricerca. la stessa passione travolgente. la stessa voglia maledetta di indispensabilità. la stessa paura di non vivere abbastanza per potermi dire viva. le stesse debolezze.

sono fedele a me stessa da ventotto anni, è questo il senso del post alla fine.

è il messaggio che lancio, non svendersi mai, non fermarsi mai troppo a lungo, non tradirsi mai.

.

[già...]

mercoledì, 02 aprile 2008

Ho pensieri che si svendono in notti e giorni a seguire. Sono le mie puttane tristi le idee. Sono le mie conserve da consumare. iniettandole veloci come spade dentro me. Giro su me stessa in un valzer estratto da pane e tulipani e tengo illudendomi ballerina lo sguardo fisso sul punto fisso del mondo fisso. che continua a girare. non cado. sto bene sul tempo. io. che non ho tempo.

Mi capita di chiedermi perchè mi si rifugge. G. mi disse anni fa che per quanto fossi esattamente la donna che cercava mai avrebbe voluto farmi donna sua - perché tu hai un alone strano - con tono agitato - qualcosa che nemmeno si capisce se sia positivo o meno, che spaventa, e fa correre via - dopo non molto L. iniziò a dimenticarmi. parlando di paura - sei perfetta. forse troppo. non ti si può gestire - e M., l'unica davvero in grado di tenermi con se, ha smesso di essermi amica/sorella nell'estate del 2001 - io e te o diventiamo lesbiche e andiamo a vivere assieme o non ci possiamo più vedere - e A. ha affermato e quanto sia vero ormai poco mi interessa che - sapere che ci sono anime come le tue puòfare tanto male - e mi ricordo G. che all'asilo mi portava i lego al mio banchetto in fondo all'aula,dove nessuno correva se non per attaccare la mia già evidente diversità - io ti voglio bene, ma non posso stare a giocare con te, dicono che stai bene sola -

.sto bene sola.

sono solo una puttana. mi lascio prendere. lascio che anima e mente e sentimento vadano un po' con chi desiderano. bambini anziani avvocati e vampiri. maestre di scuola e nonni nostalgici. madri pressanti e circo di strada. drogati e usurai.

il prezzo si chiama linfa. ed è un prezzo che si paga senza stare a cercare nelle tasche. senza accorgersene. senza privarsi di nulla.

forse il punto è quello. si è abituati a doversi privare. tu mi dai amore io ti do un corpo. tu mi dai affetto io un regalo. tu mi stai ad ascoltare io ti chiedo come va al prossimo giro. tu mi odi io mi vendico. tu mi agevoli io mi disimpegno.

[ tu ti allontani io soffro (questa è un'altra storia) ]

.io no.

io ti vivo. tu altro non mi devi che viverti. io ti inondo di amore. tu non "devi" fare altro che nutrirtene apertamente. io ti tengo compagnia. tu non "mi devi" altro che ritornare a cercarla sorridendo.

il mio prezzo è il tuo riempimento

[indispensabilità]

che non vuol dire non avrai altro dio all'infuori di me. vuol dire solo tienimi in alto al di là di ogni altra cosa. vuol dire vivi ciò che senti , ma non mischiandomi alla tua vita. lasciandomi lì. vuol dire fammi amore universale e incondizionato. senza sofferenze e pathos. vuol dire vivimi nella semplicità di quello che quotidianamente ci è concesso. tienimi con te. anche senza prendermi mai con te. sentiti lontano dalle catene delle ovvietà che prevedono strutture sistematiche come nei best sellers

incipit. svolgimento. colpo di scena. conclusione. e cosi sia.

amore e libertà viaggiono tenendosi per mano. non possono essere definite. incasellate. razionalmente spiegate. realmente comprese. non hanno confini ma si estendono ogni volta su territori nuovi assumendo nuove forme. non hanno limiti e non si lasciano racchiudere in definizioni e parole su vocabolari mondiali. hanno vita  e luce propria. mille modi di esistere e di affermarsi. altri mille di contraddirsi. hanno infiite sfumature e interpretazioni senza fine.

.muovono il mondo.

ché alla fine è quello che conta. nel bene e nel male.

amen

[e quali sono le vostre libertà? quali i vostri amori?][potrei parlarne ore ed ore...ma ho quell'alone, eheheh, sono tutti in fuga. eh,si!]

vomitato in fili di parole da: cabram mentre scoccavano le 10:35 | Permalink | commenti (2)
categoria:intimismi, che vuoi che sia, vita che prendo, cosa sai di me, cucuck, rido piangendo o viceversa, un blog anonimo a volte serve