sabato, 25 agosto 2007

 

 

“…E io sono la freccia,

la rugiada che vola

Suicida, in una con la spinta

Dentro il rosso

Occhio, cratere del mattino.

 

(Sylvia Plath - Ariel)

 

vomitato in fili di parole da: cabram mentre scoccavano le 10:43 | Permalink | commenti (1)
categoria:me sfatta e silenzi
sabato, 11 agosto 2007

suono:riecheggiare delle onde del mare.

quando fai a pugni con la consapevolezza di non essere nessuno. in fondo.

di valere nient'altro che un tassello tra i mille tasselli di un enorme puzzle che non stai giocando.

di essere anche una delle tante tra tante che popolano mondi.

mondi-teatro forse. mondi-intimi forse. mondi-fantasma forse.

quando ti guardi sfatta&disfatta&pallida e.

e.

altro non sei se non una iniziale che come tutti si fa sentire.

mischiata tra tanti. trattata come tanti.

e.

e ingabbi negli occhi sempre lei. da sempre. la stessa.

impotenza da fottere.

e.

e ingoi cibo&veleno che per punirti.

non per amarti.

per.

p.

u.

n.

i.

r.

t.

i.

non butti via.

e.

e non sei indispensabile. si sente, lo sai.

[quando]

ALLORA PRENDI COME IN QUESTA NOTTE PER LA VITA IL DEBOLE ESSERE CHE SEI.

TI ABBRACCI CHE' SAI DI FREDDO E TREMI UN PO'.

TI PRENDI SI. TI PRENDI E SQUARTANDOTI DALL'INTERNO TROVI.

[CACCIA AL TESORO INTIMA]

.IL TESORO DEL MOMENTO.

E IO

.

.

.

Questa notte ho amato la sfatta me portandomi al mare. salutato corpi. rubato come spugna calori. fissato il cielo in mille stelle coperte. immaginato risvolti apocalittici e sorriso all'idea di due braccia manovrafili a comparire dal nero-blu del cielo. scelto il telo jamaicano tra i tanti. sorriso di un "cicileum" tra volti freschi e incoscienze lontane che hanno riportato cabra a notti brave e autodistruzioni plurime. regalato una fetta di stoffa decorata a giugiù. stretto kika con amore. urlato a debby la mamma di stelle cadenti. espresso tre desideri incantata. uno non per me. affinchè sia felice. incontrato azzurra con i suoi poi in pelle riciclata, che il padre vende divani e lei riporta in vita roba ormai da seppellire. fissato falò. cantato sottovoce contessa e. godendo di questa inaspettata e carica superficialità.

amato.

ho scelto il mare come tesoro del giorno e dedicato a lui fuoco come danza. unendo gli elementi a me più cari. anche qui in un convivere deforme. acceso e riacceso le fiammeggianti fino a non esistere. a sfinirmi. urlato con il fuoco.

tutto.

il.

male.

[accettato] [il] [dolore]

di essere sentita nient'altro che una. cosi. una. essere umano. pecora del gregge.

poi, sospirato e. a piedi nudi abbracciato il mare. ascoltato le sue storie ancora. ritrovato me. ricordato che ho una dignità. un senso/dissenso tutto mio. controvento nel sole. accaldata nelle tempeste. pura e reale. e allora giocato con le onde. ritrovato l'infantile incanto. riso. forte. incrociato ricordi. ripreso il riflesso della giusta me. lasciato il suo nome alle onde schiumanti di panna montata e.

tornata a casa onorato la mia essenza condanna.

guardandomi allo specchio e nonostante l'esser sfatta  ritrovandomi.

principessa da salvare e cavaliere in incognito.

[e non c'è principe degno[[no][

[della morbida treccia da calare]

.

[resta il bisogno di cullare la devastata me].

shhhhhhhh

non voglio più parlare.

[e non ho un senso, come questo post. ma sono, questo vale?]

[risucirò mai ad essere linfa che scorre in vena?]

[io]

?

 

 

 

 

vomitato in fili di parole da: cabram mentre scoccavano le 03:43 | Permalink | commenti
categoria:me sfatta e silenzi
mercoledì, 08 agosto 2007

[cristo ma'. potevi partorirmi su un giro di valzer?]

[RIGURGITAMI.ESPELLIMI CON VIOLENZA DA DENTRO]

[OPPURE TIENIMI STRETTA]

[IO POI SONO LEGGERA]

[VOLO VIA]

.

.

.

poi dopo i pensieri volano altrove. si leggono dei post. ti raccontano delle storie.

rinascono dentro mancanze. non dimenticanze. e voglia di parlare.

ancora e ancora e ancora

fino a sfinirsi

fino

a

sfinirsi.

questa è una storia:

[ci sono persone che ti formano più di altre...]

Lei era nata di giorno. mentre fuori esplodeva il sole. mentre in sala operatoria esplodevano urla. da sola. senza infermieri. con una madre in lotta contro l'indifferenza dei presenti, radunati intorno alla figlia di, importante partoriente. nulla a che vedere con la gente semplice. Lei nasceva. non piangeva. sotto una stella distorta. diversa. nera e con gli occhi blu.

Lei era cresciuta di notte. con e senza luna. con e senza stelle. sempre mare. Il mare glielo aveva presentato lui. il partoriente senza doglie. quello delle tele fresche. dei colori carichi. del pianoforte e dei sogni infiniti. tutti raccolti nelle reti come i pesci che pescava. e poi. poi distribuiti senza costo in giro per la città. non chiamatele bugie. erano sogni. solo sogni.e qualche stanca illusione.

Lei aveva sei anni e il cuore morbido. i capelli lunghi lunghi e del nero di giorno della sua nascita era rimasto nulla. ora era bionda di notte. perfette tesi e antitesi, convivere stupefacente di due mondi opposti. questo. questo glielo aveva insegnato il mare; nelle notti ad aspettare in spiaggia la paranza ritornare. in tenda. o in riva. per meglio ascoltarne storie. come quando nella luce arrivò una corona di fiori. galleggiava e il mare cullava e.

Il partoriente senza doglie e il mare assieme le avevano insegnato che è possibile far convivere perfettamente quiete&tempesta. che tutto quello che ci si muove dentro ha una radice da onorare.rispettare.non rinnegare. Le avevano insegnato ad aspettare nelle notti di pesca impartendole la scoperta della pazienza e della perseveranza. Con il loro rispettivo accogliere in reti e permettere che i frutti suoi andassero altrove le avevo dimostrato l'importanza dell'accettazione e del dono. e poi,

poi la bellezza del silenzio. quell'appassionato raccogliersi. fetale ritrovarsi. acqua calma nella notte. palcenta rigenerante e. e allo stesso modo il mettersi in guardia dall'istinto cieco della possessione, nella lotta a tenerla tra braccia di padre e turbinare di acqua in onde impazzite.

Lei aveva due amori grandi. un padre. il mare.

il mare resta.l'accoglie amorevole. continua a parlarle. a dirle cosa accade. racconta storie che un po' hanno il sapore di quei sogni. quelli lì che tanto somigliavano a bugie, e poi, poi produce suoni, che tanto risvegliano il ricordo di note su piano, di canzoni cantate, mentre il pennello scorre, o in cuffia e le dita a vorticare come quel mare, quello lì di passione, su tasti di pianola. e.

si, ricordare. perchè il partoriente senza doglie non resta. lui no. non più.

Lei ha ancora attaccato alle ginocchia il dolore. devastante. come quello che ha riprovato senza aspettarlo in giorni non troppo passati. di quei dolori che rendono le gambe molli e il fiato corto e il vuoto concreto, cosi denso da toccare, divorare come la panna nelle coppette che lui le portava. di notte. di ritorno da lavoro.

crack.

quando la morte arriva e nulla è al suo posto si trascinano per anni, forse secoli, frose eternità sensi di colpa e rimpianti. gli unici che lei si concede. tutt'ora. si annaspa e lotta per non cedere posto alla dimenticanza e non permettere al tempo che scorre di ritagliare e ridurre in brandelli i colori, i lineamenti, le forme e le voci. e poi. poi nel non riuscirci ci si cuce addosso ogni emozione, si ripercorrono strade, si toccano coperte, si stringono vestiti e guardano immagini e..

...e fu per tutto questo. solo per tutto questo che riconobbe l'indispensabile nel risveglio in cui arrivò.

basta poco poi per vivere. sentire. amare. non calcolare.

il resto è aria è polvere che eri e che ritornerai è il dogma è la dimenticanza è l'accontentarsi e vivere senza la magia dell'incanto è il perdere in purezza è il costruirsi è...

è linee fisse al cuore. vivere da morti. prima ancora di capire quanta vita la morte porta. a chi resta. oltre il dolore.

[e poi storie. su storie. di storie.]

lei ora c'è.

e non va via

.

[lavitaèuna. si . si . si .]

[enonostanteilmalechebellacheè]

[.]

 

 

vomitato in fili di parole da: cabram mentre scoccavano le 19:39 | Permalink | commenti (3)
categoria:di debiti e lavori non finiti e